In questi giorni di grande fermento del quadro economico e sociale si parla molto di agenda digitale, di semplificazione e di e-government.
Il peregrinare dei tecnici alla ricerca dei motori dello sviluppo economico ha finalmente affrontato questi temi. Il tema delle liberalizzazioni sta sollevando la protesta delle diverse corporazioni toccate: difendere gli interessi di una categoria a scapito dell’interesse generale non è certo obiettivo ed è posizione condivisibile ma, dopo aver letto i dati dell’impatto delle liberalizzazioni delle licenze taxi per esempio, mi domando se questa misura sia congrua un termini di analisi costi benefici: è ipotizzato un beneficio di 48 euro a famiglia all’anno. E’ fatto noto del resto che i redditi bassi prendano il taxi tutti i giorni! I dati OCSE, citati dal governo, secondo i quali un sistema di liberalizzazioni genererebbe un aumento del PIL di 10/ 12 punti , sono stati giudicati da economisti come Tito Boeri come troppo rosei e le “liberalizzazioni all’italiana” fatte in precedenza, se non per il settore degli operatori telefonici, non hanno generato gli effetti attesi, anzi.
In questo quadro quindi, ancora con maggiore entusiasmo, registro l’apertura alla società dell’informazione e della conoscenza: con l’agenda digitale si definiscono azioni di riduzione del divario digitale, di estensione della copertura in banda larga, per lo sviluppo di servizi web per cittadini ed imprese.
I dati provenienti da fonti nazionali ed internazionali affermano che è strategico investire sull’internet perché ciò determina crescita e sviluppo sostenibili. In Italia internet incide solo per il 1,7% del PIL, in Francia per il 3,2%, in Svezia per 6,3%; gli investimenti in banda larga si riverberano sulla crescita in un rapporto di 1 a 10; Facebook, con 800 milioni di utenti nel mondo e 17 in Italia genera un giro d’affari di 15,5 miliardi di dollari, per un totale di 232mila posti di lavoro in Europa compreso indotto. Per fare ancora un altro esempio di stretta attualità: la capacità d’individuare gli evasori fiscali è strettamente connessa alla possibilità di incrociare i dati . Serpico, il sistema che processa 22mila informazioni al secondo mette a confronto dichiarazioni dei redditi, polizze assicurative, informazioni del catasto, del demanio, della motorizzazione, credo sia stato un ottimo investimento, o no? Pochi giorni fa sono stati scovati 7500 signori sconosciuti al fisco.50 miliardi l’evaso stimato, ossia quasi 2 manovre.
Mi fa piacere quindi, che venga posto questo tema perché investire in innovazione spesso è considerato come una cosa da fare solo e nel caso ci siano risorse in più. Investire in innovazione, nei momenti di crisi, risulta strategico: si danno più servizi ai cittadini e alle imprese; si riduce il traffico; si possono ridurre i tempi degli iter burocratici. Questi fattori sono identificati, dalle piccole e medie imprese, la vera ossatura economica italiana, come i peggiori ostacoli alla produttività e alla vita delle imprese. Il governo nel decreto semplificazione ha già introdotto una serie di misure per sviluppare servizi web per le scuole e l’università e sono allo studio altre ancora per definire una cabina di regia che governi il programma dell’Agenda digitale italiana. Il governatore Rossi recentemente su Repubblica ha sottolineato la necessità di investire in innovazione; Confindustria, con la gemmazione di una nuova associazione Confindustria Digitale, testimonia lo stesso interesse. L’interesse dovrebbe quindi tradursi in stanziamenti economici: a livello nazionale sono ancora ferme le centinaia di milioni di euro per la banda larga.
L’Agenda Digitale Europea elenca un quadro di azioni da realizzare entro il 2020 e in prima battuta indica gli ostacoli da risolvere che ne minano il raggiungimento, ne cito due in particolare: la copertura in banda larga e l’alfabetizzazione informatica
Si sta finalmente avviando il processo di maturazione politica che porterà a scegliere di programmare e di investire nella Società dell’Informazione e della Conoscenza? Io lo spero!
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